Lettera A

Motti latini, sentenze e citazioni di uso quotidiano, con indicazione delle fonti, con i chiarimenti necessari e la traduzione italiana.

Motti latini che iniziano con la lettera A.



Ab absurdo.
Per assurdo. - Termine filosofico e matematico antico, per dimostrare una verità col provare assurdo il suo contrario. La locuzione italiana equivalente è per assurdo, usata anche per dimostrazioni matematiche o con valore più generale.

Ab aeterno.
Dall'eternità. - Espressione usata, in teologia e filosofia, per indicare ciò che non ha alcun cominciamento. E' frequente anche nell'uso letterario, con la grafia ab eterno: la materia stessa niuno incominciamento ebbe, cioè a dire che ella è per sua propria forza ab eterno (Leopardi).

Ab antiquo.
Da antico tempo. - Espressione usata, anche nella forma italianizzata ab antico, per indicare cose o avvenimenti assai remoti: quello ingrato popolo maligno Che discese di Fiesole ab antico (Dante).

Ab hoc et ab hac.
Da questo e da quella. - Locuzione latina usata per indicare cosa detta confusamente. Si applica a chi parla a vanvera: parlare, ragionare ab hoc et ab hac.

Ab imis fundamentis.
Dalle fondamenta più profonde - Espressione che si fa risalire al filosofo inglese Francesco Bacone che dice: instauratio facienda ab imis fundamentis, il rinnovamento va fatto dalle fondamenta più profonde. Si usa per indicare la necessità del rinnovamento radicale di un istituto o di un tenore di vita. E' frequente la forma abbreviata ab imis.

Ab imo pectore.
Dal profondo del petto, del cuore - Locuzione usata per esprimere sdegno, odio, ira erompenti. Nel parlare comune è adoperata in frasi del tipo: le sue parole venivano proprio ab imo pectore.

Ab initio.
Dal principio. - Locuzione di uso letterario, e in antichi testi si trova scritta anche ab inizio. E' usata da chi comincia o ripiglia a dire o fare una cosa.

Ab intestato.
Da chi non ha fatto testamento. - Nel linguaggio giuridico, la locuzione viene usata per definire la vocazione ereditaria che avviene senza che il defunto abbia lasciato testamento, e quindi facendo luogo alla successione legittima.

Ab Jove principium. (Virgilio, Ecl. III, 60)
Da Giove il principio. - Citazione dotta (usata ancor oggi), ripresa da una frase di Virgilio che dice ab Jove principium, Musae; Jovis omnia plena, cominciam da Giove, o Muse; tutte le cose son piene di Giove. Allude al fatto che quando uno vuol parlare deve cominciare dalla persona o cosa più importante.

Ab irato.
Da irato. - Locuzione usata per significare che si agisce o si parla nell'impulso dell' ira: decisione presa ab irato.

Ab origine.
Sin dall'origine - Espressione adoperata anche in contesti italiani per significare "fin dalle origini, fin dalla nascita, fin da quando ha avuto inizio": è un'istituzione che si porta dietro ab origine questi gravi difetti.

Ab ovo. (Orazio, Satire. I, 3, 6-7)
Dall'uovo - Espressione usata da chi comincia a narrar le cose dalla prima origine. La locuzione latina è l'inizio della frase di Orazio ab ovo usque ad mala (dall'uovo fino alle mele), brevissima sintesi del pasto degli antichi romani.

Absit iniuria verbo. (Tito Livio, Hist. IX, 19)
L'offesa sia lontana dalla parola - Si usa talora anche nella forma del plurale, Absit iniuria verbis, con lo stesso significato della frase italiana sia detto senza intenzione di offendere.

Abstine substine.
Astienti, sopporta. - Motto del filosofo greco Epittèto che riassume l'etica della filosofia stoica: sopportare con assoluta remissione tutto quel che capita e astenersi da ogni desiderio o impulso che sia diretto verso le cose esterne.

Ab uno disce omnes. (Virgilio, Aen. II, 65-66)
Da uno impara a conoscerli tutti - Questa frase di Virgilio trae motivo, dallo spergiuro di Sinone, di riprovazione per tutti i Greci. Ma tale generalizzazione, che estende a un'intera collettività il comportamento di un singolo, è un procedimento arbitrario, respinto dalla logica. Ab urbe condita.
Dalla fondazione dell'Urbe. - Formula con cui gli antichi romani contavano gli anni partendo dall'anno di fondazione di Roma. La tradizione fissa l'atto di nascita di Roma al 21 aprile del 753 avanti Cristo, e la formula viene comunemente abbreviata in a. U. c. e tradotta, in contesti italiani, "dalla fondazione di Roma".

Abusus non tollit usus.
L'abuso non annulla l'uso. (Regola del Diritto Romano)

Abyssus abyssum invocat.
L'abisso chiama l'abisso. - Parole della Bibbia (Salmo 41) che suonano come avvertimento a tenersi lontani dalla china del vizio; nell'uso comune stanno a significare che "un male chiama l'altro".

Accessit.
Si avvicinò. - Locuzione in uso nelle vecchie scuole e accademie per indicare che uno studente, un candidato aveva ottenuto voti sufficienti, avvicinantisi al voto massimo: avere, ottenere, riportare l'accessit.

Acta agere. (Terenzio, Phorm. II, 3, 72)
Fare una cosa già fatta. - Espressione usata per chi perde l'opera e il tempo.

Acta est fabula.
La commedia è finita. - Parole attribuite ad Augusto Imperatore, mentre moriva; esse corrispondono alla formula consueta con cui veniva annunziata in teatro la fine di uno spettacolo. In senso estensivo, si usano talvolta per indicare che si è giunti al termine di qualche cosa, che non c'è più nulla da fare o da aggiungere.

Ad abundantiam.
Ad abbondanza. - Locuzione usata nel linguaggio giuridico, e anche nel parlare comune, per indicare prove, ragioni, argomenti aggiunti (sebbene non necessari) a maggior sostegno di quanto detto o provato in precedenza.

Ad aperturam libri.
Aprendo il libro. - Espressione che si applica a chi sa tutto un testo e ti dà ragione di esso in qualunque punto lo interroghi.

Ad audiendum verbum.
Per udire la parola. - Locuzione adoperata con riferimento a chi è convocato dal superiore per ricevere ordini, istruzioni o anche rimproveri o biasimi.

Ad augusta per angusta.
A cose eccelse si giunge per vie difficili. I congiurati contro Carlo V, nell'atto IV dell'Ernani di Victor Hugo, hanno questa parola d'ordine. Il motto latino viene talvolta usato nel linguaggio comune, per significare che i grandi risultati si raggiungono solo superando difficoltà d'ogni genere (vedi Per angusta ad augusta).

Ad bestias.
Alle belve. - Espressione usata presso i Romani per i condannati ai combattimenti con le belve nel circo: supplizio spesso subìto dai cristiani.

Ad calendas graecas.
Alle calende greche. - E' un detto di Augusto, diventato proverbiale per quelli che non mantengono alcuna promessa. A Roma, nelle calende, cioè nel primo di ogni mese, i creditori richiedevano i crediti; e i Greci non avevano calende. Nella lingua italiana, l'espressione è equivalente a rimandare alle calende greche, per significare un rinvio a tempo indeterminato.

Addenda.
Cose da aggiungere. - Espressione usata soprattutto in libri a stampa per indicare l'elenco delle eventuali omissioni avvenute nella composizione del testo; mentre si usa l'espressione addenda et corrigenda, corrispondente all'italiano aggiunte e correzioni, quando nell'elenco sono comprese anche le correzioni da apportare al testo.

Addito salis grano. (Plinio, Nat. Hist. 23, 77, 3)
Coll'aggiunta di un granellin di sale. - Frase di Plinio il Vecchio di uso frequente nel senso figurato "con un po' di buon senso, con discernimento" (vedi Cum grano salis).

Ad gloriam.
Per la gloria. - La locuzione si applica ad un lavoro che non dà utile materiale. Ad hoc.
A ciò, a questo. - Locuzione usata per significare che una persona, un oggetto, un mezzo, un argomento e simili sono adatti, rispondenti al caso: ho trovato la soluzione ad hoc.

Ad hominem.
All'uomo, per l'uomo. - Adatto alla persona di cui si tratta: è stato un discorso ad hominem. Nella logica, argumentum ad hominem è quello che mira all'individuo direttamente, e lo colpisce in pieno, quando l'avversario lo trae dalle parole o dalle azioni della persona stessa.

Ad honorem.
A onore. - Locuzione usata a proposito di cariche, titoli, funzioni, ecc., affidate o concesse a una persona a solo fine onorario e in riconoscimento di speciali meriti: concedere la laurea ad honorem; eleggere presidente ad honorem.

Ad divinis.
Dalle cose divine. - La Chiesa sospende a divinis mysteriis i sacerdoti che giudica indegni di continuare nel loro ministero.

Ad interim.
Nel frattempo. - Espressione usata per indicare una carica provvisoria, finché non sia nominato il vero incaricato, Ministro, Capo ufficio, Comandante, ecc.

Ad libitum.
A piacere, a volontà. - Espressione usata: in ricette mediche (abbreviazione ad l.) quando non si intende prescrivere una dose determinata; come didascalia musicale, per indicare che l'esecuzione di un passo o una parte strumentale non ritenuta indispensabile, si lascia alla libera interpretazione dell'artista; nella liturgia della messa, per lasciare libera la recitazione di certe collette che seguono a quelle obbligatorie.

Ad limina.
Sulla soglia, sul limitare. - Termine con cui il Sommo Pontefice chiama i vescovi inchinantisi sulla soglia della sala pontificale, per conferire o per presentare una relazione scritta sullo stato della loro diocesi.

Ad litteram.
Alla lettera, testualmente. - Locuzione usata in luogo della corrispondente espressione italiana alla lettera: tradurre, intendere ad litteram.

Ad maiora!.
A cose maggiori!. - Formula d'augurio con cui ci si rivolge a chi ha conseguito un'affermazione, per auspicargli ulteriori successi o risultati.

Ad maiorem Dei gloriam.
A maggior gloria di Dio. - Motto speciale dei gesuiti (di solito abbreviato in A. M. D. G.), che risale allo stesso sant' Ignazio e distingue gli edifici, i libri, ecc. dei membri della Compagnia.

Ad maiorem rei memoriam (A. M. R. M.).
A più duraturo ricordo della cosa. - Motto usato nelle iscrizioni.

Ad multos annos!.
Per molti anni!. - Formula d'acclamazione, di saluto e d'augurio diretta (tre volte) dal vescovo consacrato al consacrante, e (una volta) dall'abate al vescovo che lo benedice. Di origine precristiana, si è mantenuta, in forma latina, anche nell'uso comune come formula augurale in occasione di un compleanno, in un brindisi, o in altre simili circostanze.

Ad perpetuam rei memoriam.
A perpetua memoria della cosa. - Espressione frequente (anche nella grafia abbreviata A. P. R. M.) su medaglie e monumenti e, dal secolo XIII, nel protocollo iniziale delle lettere papali solenni, di cui costituiva una caratteristica distintiva.

Ad personam.
Alla persona. - Locuzione usata a proposito di titoli, privilegi, ecc., concessi a un determinato individuo, ma non trasmissibili o rivendicati da altri: gode di un assegno ad personam; è stata approvata una legge ad personam.

Ad referendum.
Per riferire. - Espressione in uso nel linguaggio di cancelleria e diplomazia per indicare la riserva con la quale un agente o un negoziatore internazionale accetta, senza impegnare il proprio governo, proposte che non possono essere definitivamente accolte senza che il governo stesso sia interrogato al riguardo; sia il limite del mandato che il governo affida al proprio agente con l'incarico di trattare o negoziare ad referendum, ma non di dare risposta definitiva senza aver previamente informato e ottenuto l'assenso del proprio governo.

Ad unguem.
All'unghia. - Locuzione tratta dall'uso degli scultori i quali sogliono provare con l'unghia la rifinitura del loro lavoro. Da un passo di Orazio (Sat. I, 5, 32) è nota l'espressione ad unguem factus homo ("un uomo fatto a pennello"), che viene usata per indicare persona o cosa di singolare perfezione e raffinatezza.

Ad usum Delphini.
Per uso del Delfino. - La frase era l'etichetta riservata ai libri preventivamente purgati e resi adatti al Delfino, primogenito del re di Francia Luigi XIV. L'espressione oggi si adopera per testi non integri o alterati, o per indicare una cosa monca, truccata, adatta ad uno scopo.

Ad vitam aeternam.
Per la vita eterna. - espressione usata a proposito di una cosa che va per le lunghe.

Advocatus diaboli.
L'avvocato del diavolo. - Viene così chiamato nelle beatificazioni, chi è preposto a confutare le asserzioni di coloro che propugnano i meriti del beatificando.

Aegri Somnia. (Orazio, Ars poet., 7).
Sogni d'infermo. - Locuzione latina usata nel linguaggio corrente per indicare vaneggiamenti, desideri di cose impossibili.

Aequo pulsat pede. (Orazio, Odi, I, 4, 13)
Con piede uguale. - La locuzione è presa da un'ode di Orazio che dice: Pallida mors aequo pulsat pede pauperum tabernas Regumque turres, la pallida morte picchia con egual piede i poveri tuguri, e le torri dei re. Nel linguaggio comune, l'espressione viene usata per significare che la morte colpisce tutti egualmente.

Affidavit.
Assicurò. - Nel diritto anglosassone è una dichiarazione scritta e giurata, o un'affermazione solenne davanti a un magistrato o pubblico ufficiale, da usare in un processo o per altri scopi, previsti dalla legge. Nel linguaggio bancario, è un'attestazione giurata prestata da testimoni, a garanzia di un'operazione.

A fortiori.
A maggior ragione. - La locuzione completa è a fortiori ratione, a più forte ragione. Nella logica, è detto argomento a fortiori quello diretto a provare che la tesi in questione è sorretta da argomentazioni più numerose o più valide di altra, già ritenuta per valida. Ad esempio: Se io devo amare i miei nemici, a fortiori devo amare i miei amici.

Age quod agis.
Quel che fai, fallo bene.

A latere.
A fianco. - Espressione usata per designare funzionari che affiancano e coadiuvano altri nell'esercizio di alcune loro funzioni. Nella Chiesa, il cardinale legato a latere è un porporato che svolge, in rappresentanza del pontefice, una missione di particolare importanza. Nell'amministrazione della giustizia, giudice a latere, consigliere a latere, è un magistrato di carriera che, insieme al presidente e ai giudici non togati, compone il collegio giudicante.

Albo signanda lapillo.
Da segnare con pietra bianca. - Espressione usata per indicare cosa straordinaria, avvenimento lieto. I Romani registravano i giorni fausti su pietra bianca, e quelli infausti con pietra nera.

Alea jacta est. (Svetonio, Caes., 32)
Il dado è tratto. Secondo Erasmo, la frase esatta, attribuita da Svetonio a Cesare è Alea jacta èsto, il dado sia tratto. Il motto, che si ripete tuttora nell'intraprendere un'azione irrevocabile, sarebbe stato pronunciato da Cesare al passaggio del Rubicone.

Alias.
Altrimenti. - si interpone di solito tra il nome reale di una persona e lo pseudonimo o il soprannome o il titolo con cui è generalmente nota: Sofia Loren alias Sofia Scicolone).

Alibi.
Altrove. - Nel diritto penale, mezzo di prova indiziaria con il quale l'imputato o la persona indiziata di un reato mira a dimostrare la sua estraneità al fatto delittuoso in quanto al momento della consumazione del reato ascrittogli si trovava in luogo diverso da quello in cui il reato è stato consumato: presentare un alibi; avere o non avere un alibi. Per estensione, alibi vale come sinoniomo di attenuante, giustificazione.

Alma mater.
Madre nutrice. - Titolo che i Romani davano ad alcune dee (Cibele, Cerere); nel medioevo (e ancor oggi nei paesi anglosassoni), epiteto delle università.

Alter ego.
Un altro me stesso. - Locuzione usata per indicare un sostituto o in genere una persona che fa le veci di un'altra e ha la facoltà di decidere in suo nome. Nel Regno delle Due Sicilie l'Alter Ego era il luogotenente del re.

Ante litteram.
Avanti lettera. - Locuzione latina corrispondente al francese avant la lettre. In senso figurato, sono ante litteram quelle correnti di pensiero, quei movimenti d'opinione, ovvero quegli artisti, filosofi, letterati che anticipano le caratteristiche proprie di fenomeni storici o culturali di epoche successive: in certe sue cose, il Poliziano è un marinista ante litteram.

A posteriori.
Da ciò che è dopo. - Termine della filosofia medievale (ripreso poi da Kant), usato per indicare ogni conoscenza che dipende o proviene dall'esperienza; si oppone al termine a priori. La scienza moderna è figlia del metodo sperimentale, induttivo, cioè a posteriori.

A priori
Da ciò che è prima. - Termine della filosofia (opposto al termine a posteriori), usato in riferimento ad argomentazioni, affermazioni, giudizi non ricavati dall'esperienza ma formulati dalla ragione, deducendo dai principi le conseguenze, dagli universali i particolari, dalle cause gli effetti. Nel linguaggio comune, affermare, giudicare a priori significa agire in astratto, senza probanti elementi che diano validità all'affermazione o al giudizio, e quindi, spesso, in baase a preconcetti.

Arbiter elegantiarum.
Arbitro delle eleganze. - Appellativo dato da Tacito negli Annali (ma nella forma elegantiae arbiter) a un Gaio Petronio, identificato col Petronio autore del Satyricon. L'appellativo è usato oggi, spesso ironicamente, a proposito di persona ricercata e raffinata in qualsiasi manifestazione e specialmente nel vestire.

Asinus asinum frigat.
Un asino frega l'altro. - Espressione usata a proposito di due ignoranti che s'incensano a vicenda.

Audaces fortuna iuvat,
La fortuna aiuta gli audaci.

Aurea mediocritas. (Orazio, Odi II, 10, 5-8 )
Aurea mediocrità. - Orazio intendeva per aurea mediocritas le virtù fondamentali dello stoicismo, la fortezza e la prudenza che tengono l'uomo lontano dalle troppo rapide fortune come dalle altrettanto improvvise rovine. Col tempo, però, l'aurea mediocritas oraziana ha perso il suo significato stoico per assumere quello banale del quotidiano barcamenarsi, cioè del vivere senza infamia e senza lode.

Auri sacra fames. (Virgilio, Aen. III, 57)
Esecranda fame d'oro. - Noto emistichio virgiliano nell'episodio del giovane Polidoro, ultimo figlio di Priamo, ucciso dal tracio Polimnestore avido dei suoi tesori. Viene spesso citato come sentenza contro coloro che sono disposti a qualunque azione, buona o turpe che sia, pur di fare denaro.

Aut Caesar aut nihil.
O Cesare o nulla. - Superbo motto che Cesare Borgia, noto come duca Valentino, fece scrivere sui suoi vessilli.

Ave, Caesar, morituri te salutant. (Svetonio, Claudio, 21).
Salve, Cesare, i morituri ti salutano. - In Svetonio la frase esatta, rivolta verso Claudio, è Ave, imperator, morituri te salutant, salve, o imperatore, i morituri ti salutano. Era il saluto dei gladiatori all'ingresso nel circo, prima di avviarsi al combattimento, cioè alla morte. Nel racconto di Svetonio, compaiono i conbattenti di una naumachia indetta dall'imperatore Claudio nel lago Fùcino.