Lettera I

Motti latini, sentenze e citazioni di uso quotidiano, con indicazione delle fonti, con i chiarimenti necessari e la traduzione italiana.

Motti latini che iniziano con la lettera I.





Ibis redibis non morieris in bello.
Andrai tornerai non morirai in guerra. - La frase latina, riferita a un antico oracolo dal Chronicon del monaco cistercense Alberico delle Tre Fontane, è priva di punteggiatura. Quindi, si presta a una doppia interpretazione secondo la collocazione della virgola. Se la mettiamo dopo redibis, la frase significa: "Andrai tornerai, non morirai in guerra". Se la mettiamo dopo non, vuol dire: "Andrai non tornerai, morirai in guerra".
L'inizio della frase Ibis redibis è usato talvolta come locuzione sostantivata per indicare risposta sibillina, azione o discorso ambiguo, e in genere cosa che riesca oscura, incomprensibile.

Ignorantia legis non excusat.
L'ignoranza della legge non giustifica. - In altre parole, si è obbligati a rispettare la legge anche quando non la si conosce.

Ignoti nulla cupido. (Ovidio, Ars am., 3, 397).
Nessun desiderio dell'ignoto. - Espressione usata per chi non ha una certa cultura che lo porti a pensare, a ricercare, a dubitare: e si sa che il dubbio è principio della sapienza.

Illico et immediate.
Sul luogo ed immediatamente. - Locuzione usata talvolta, per lo più in tono scherzoso, per imporre che un ordine sia eseguito subito, senza por tempo in mezzo.

Imprimatur.
Si stampi. - Parola apposta dal competente vescovo, o spesso per delega dal suo vicario generale, a un libro o foglio stampato che gli sia stato sottoposto per la censura ecclesiastica e sia da lui approvato. Nel linguaggio corrente, il termine è usato nel senso di approvazione, consenso (sempre con riferimento alla stampa): ha ottenuto l'imprimatur del direttore della rivista per il suo articolo.

In articulo mortis.
In punto di morte. - Benedizione, assoluzione usata soprattutto nelle frasi assolvere, assoluzione in articulo mortis che risalgono al Concilio tridentino, ma sono sostituite, nel codice di diritto canonico, con la locuzione in periculo mortis, usata anche per il matrimonio contratto in extremis.

In camera caritatis.
Nella camera della carità. - Locuzione latina usata spesso a proposito di rimproveri, ammonizioni, avvertimenti dati in segreto, amichevolmente e senza che altri lo sappia.

In cauda venenum.
Nella coda sta il veleno. - Antico proverbio medievale (che si riferiva in origine allo scorpione), usato comunemente in senso figurato per significare che il momento finale di qualcosa è quello più difficile, che il brutto viene da ultimo, o, più spesso, per indicare che la fine di un discorso svela il carattere polemico prima dissimulato, o contiene le parole che più direttamente vogliono colpire una persona.

Incipit.
Incomincia. - Nei codici antichi era la formula che si poneva al principio di un'opera o di parte di essa, con l'indicazione del titolo e del nome dell'autore: Incipit liber primus de remediis utriusque fortune Francisci Petrarche, comincia il primo libro sui rimedi dell'una e dell'altra sorte di Francesco Petrarca. Dante , presentando l'autobiografia sentimentale della sua giovinezza, esordisce Incipit Vita Nova, incomincia la Vita Nuova. Più genericamente l'incipit indica le parole iniziali di un testo, di un canto.

In corpore vili.
Su un corpo di poco valore. - Locuzione usata, per lo più scherzosamente, a proposito di esperienze arrischiate o che comunque possano riuscire dannose per chi le subisce. La locuzione è la forma abbreviata della frase faciamus experimentum in corpore vili, facciamo esperienza (di un medicamento) su un corpo di poco valore. Nel '500, la frase sarebbe stata pronunciata da alcuni medici italiani al capezzale dell'umanista francese Marc-Antoine Muret (allora in incognito in Italia sotto povere vesti), il quale spaventato si alzò dal letto e fuggì, e fu tanta la gioia per lo scampato pericolo, che si sentì subito guarito.

Inde irae. (Giovenale, Sat., I, 168).
Da ciò le ire. - Dice Giovenale, nella prima satira, Inde irae et lacrimae, da lì le ire e le lacrime. La locuzione si usa ripetere a proposito di fatti che suscitano sdegno e deplorazione.

In dubiis abstine.
Nei casi dubbi astieniti. - Formula tradizionale con cui si raccomanda di non prendere mai deliberazioni o formulare giudizi, quando non si sia assolutamente certi di essere nel giusto o nel vero.

In dubio pro reo.
Nel dubbio, a favore dell'imputato. - Massima tradizionale che esprime il principio giuridico per cui, mancando prove certe, è meglio assolvere un colpevole che condannare un innocente. E' un principio basilare della nostra civiltà giuridica.

In extremis.
Nell'ultimo momento. - Locuzione che si usa soprattutto in alcune frasi: essere in extremis, vicino a morire; pentirsi in extremis, fare testamento in extremis, sposare in extramis, matrimonio in extremis, espressioni del linguaggio comune per indicare il matrimonio canonico celebrato in caso di imminente pericolo di morte. In senso figurato: una nomina fatta in extremis, da persona la cui autorità sta per scadere; un provvedimento preso in extremis, poco prima della scadenza dei termini. In fieri.
In fase di formazione - Dicesi di cosa che è in via di farsi, non ancora compiuta o addirittura ancora in fase di ideazione o di progettazione: una costruzione, un'istituzione, un'iniziativa in fieri.

In hoc signo vinces. (Eusebio, Vita Costantini, I, 27, 31 e Hist. eccl., IX, 9).
In questo segno vincerai. - Frase latina con cui viene comunemente tradotto il motto greco Touto níka che sarebbe apparso in sogno, unitamente a una croce fiammeggiante, a Costantino poco prima che dalla Gallia muovesse alla volta di Roma contro Massenzio. Secondo Lattanzio, invece, Costantino avrebbe avuto la visione in sogno alla vigilia della battaglia decisiva di Ponte Milvio. La frase è talvolta ripetuta con significato generico, e spesso scherzoso.

In illo tempore.
In quel tempo. - Frase che ritorna spesso in molti passi evangelici: In illo tempore dixit Iesus, in quel tempo Gesù disse. Si ripete scherzosamente per indicare tempi remoti.

In itinere.
In viaggio. - Locuzione usata nel linguaggio assicurativo con riferimento all'infortunio riportato durante il percorso per recarsi al lavoro.

In manus tuas commendo spiritum meum. (Luca, XXIII, 46).
Nelle tue mani affido lo spirito mio. - Gesù morendo rivolse a Dio queste parole. Noi le usiamo quando ci rivolgiamo a qualcuno da cui dipende la nostra sorte, l'esito di una qualche nostra aspirazione.

In media res. (Orazio, Ars poet., 148).
Nel mezzo dell'argomento. - Parole di Orazio riferentisi all'arte narrativa di Omero che inizia il racconto a metà degli avvenimenti, a differenza di altri poeti epici, che cominciano ab ovo, cioè dall'inizio. Nell'uso comune entrare in medias res significa entrare nel vivo dell'argomento, senza tanti preamboli.

In medio stat virtus.
La virtù sta nel mezzo. - Sentenza della scolastica medievale che deriva da alcune frasi dell'Etica Nicomachea di Aristotele, esprimenti l'ideale greco della misura, della moderazione, dell'equilibrio. E' talvolta ripetuta per affermare la necessità o la convenienza della moderazione, dell'equilibrio, o come invito a evitare gli eccessi.

In memoriam.
In memoria, a ricordo. - Espressione che ricorre in iscrizioni sepolcrali o in monumenti commemorativi. Si usa talvolta (anche nella forma in perpetuam memoriam, a ricordo perpetuo del fatto) sia in contesti seri sia con tono scherzoso, a proposito di cose di scarsa importanza.

In mente Dei.
Nella mente di Dio. - Espressione presente nella frase essere in mente Dei, non esistere, non essere ancora nato: dieci anni fa tu eri ancora in mente Dei. Nel linguaggio comune si usa per indicare cosa, azione, avvenimento, che si sentono molto lontani e non realizzabili se non a grande distanza di tempo, o che non sono, almeno per ora, che un pio desiderio.

In nuce.
In una noce. - Locuzione latina con probabile riferimento a Plinio il Vecchio, che parla di un esemplare dell'Iliade di dimensioni così piccole, da poter essere contenuto in una noce. Si usa oggi per indicare concetti, teorie espressi in forma sintetica, o anche a fenomeno che è ancora allo stato embrionale.

In partibus infidelium.
Nelle regioni degl'infedeli. - Espressione usata in passato, anche nella forma abbreviata in partibus, per indicare i vescovi (oggi detti vescovi titolari), le cui diocesi, puramente onorifiche, si trovavano in paesi occupati dai Turchi, gli infedeli per eccellenza.

In pectore.
In petto. - Nel linguaggio ecclesiastico, locuzione con cui è indicata una forma speciale di nomina a cardinale che il papa annuncia nel concistoro, riservandosi di farne in seguito il nome. Per estensione, si dice pure di persona che è stata investita di una carica in modo non ancora ufficiale: il nuovo ministro in pectore.

In saecula saeculorum.
Nei secoli dei secoli. - Espressione con la quale terminano molte formule liturgiche, per affermare l'eternità della Trinità. Si usa talora con riferimento a fatti che si prolungano o si rinviano indefinitivamente.

Insalutato hospite.
Senza salutare l'ospite. - Si usa soprattuto nella frase scherzosa andarsene, partire insalutato hospite (o ospite), andarsene alla chetichella, senza prender congedo, senza dir nulla a nessuno.

Instrumentum regni.
Strumento di regno, di potere. - L'espressione è soprattutto usata con riferimento all'azione che lo stato svolge sul potere ecclesiastico o su istituzioni religiose, considerandoli come mezzo per l'affermazione dei propri fini temporanei.

Intelligenti pauca.
A un intelligente, poche cose (bastano). - Frase proverbiale latina corrispondente a quella italiana a buon intenditor poche parole e, come questa, usata sia in senso proprio (chi è pronto a capire non ha bisogno di tante spiegazioni), sia come avvertimento, ammonizione o minaccia.

Interim.
Frattanto. - Nell'uso odierno, il tempo che intercorre fra il momento in cui un soggetto cessa dall'esercizio di determinate funzioni e il momento in cui avviene l'assunzione delle funzioni stesse da parte di un nuovo titolare. Ministro ad interim è quello che assume provvisoriamente un dicastero rimasto vacante e compie gli atti urgenti e di ordinaria amministrazione.

Inter nos.
Fra di noi. - Locuzione latina cautelativa, che si premette a una confidenza che si fa a qualcuno, a quattrocchi, ma che deve restare segreta: mi raccomando, che resti inter nos!

Inter pocula. (Virgilio, Georg., II, 383).
Tra i bicchieri. - Parole di Virgilio usate talora scherzosamente tra discorsi, motti, verità che si dicono bevendo, e stando in allegra comitiva.

In utroque iure.
Nell'uno e nell'altro diritto. - Parte della formula usata un tempo nel conferire la laurea in diritto civile e canonico; oggi usata scherzosamente, e in forma abbreviata (in utroque), con riferimento a laureati in legge.

In verba magistri. (Orazio, Ep., I, I, 14).
Nelle parole del maestro. - Credere o giurare nell'autorità del maestro, senza ch'egli adduca documenti o prove di quel che dice o scrive. Atteggiamento tipico dei seguaci di Aristotele e degli scolastici medievali, che respingevano ogni teoria che fosse in contrasto con la filosofia del maestro.

In vino veritas.
Nel vino la verità. - Proverbio latino medievale, spesso citato in varie forme da parecchi autori. Già Alceo, poeta greco (sec. VII-VI a.C.), aveva detto "vino è verità". Sul vino e sulla verità non va dimenticata la vasta letteratura dei canti goliardici, in particolare dei Carmina Burana.

Ipse dixit.
L'ha detto lui. - Frase latina con cui ci si richiama all'autorità indiscussa di qualcuno. Cicerone (De natura deorum I, 5, 10), parlando dei pitagorici dice che nelle loro discussioni erano soliti rispondere ipse dixit, in cui quell'ipse si riferiva a Pitagora. Nel medioevo, i filosofi scolastici intendevano per "maestro" Aristotele. Oggi la locuzione ipse dixit è usata per deridere i presuntuosi che emettono sentenze o coloro che si sottomettono, senza discutere, all'autorità.

Ipso facto.
Sul fatto stesso. - Locuzione avverbiale latina, usata anche in contesti italiani, e talora nel linguaggio parlato, per esprimere urgenza o immediatezza: dovette ubbidire ipso facto; fu licenziato ipso facto dal lavoro.

Ipso iure.
Per il diritto stesso. - Locuzione usata in diritto per indicare che determinati effetti giuridici seguomo direttamente a una norma di legge quando se ne siano verificati i presupposti di fatto, senza che sia necessaria nessun'altra attività da parte di alcun soggeto.

Ite missa est.
Andate, la messa è finita. - Formula latina accolta (in questa forma) nella nuova liturgia, e seguita dalle parole andate in pace. Viene usata talvolta in forma scherzosa per indicare compimento, conclusione, fine: essere all'ite missa est.

Iter.
Viaggio. - Nel linguaggio parlamentare indica il passaggio di un disegno di legge attraverso l'esame di commissioni prima della sua approvazione. Nel linguaggio burocratico riguarda la serie di passaggi, di procedure, di formalità che una pratica deve seguire prima che venga espletata.

Ius primae noctis.
Diritto della prima notte. - Presunto diritto, secondo il quale il feudatario pretendeva che le donne del feudo, che andavano spose, trascorressero con lui la prima notte di nozze. Sulla veridicità di tale diritto si hanno notizie confuse, pare tuttavia che venisse esercitato il più delle volte simbolicamente, con un bacio sulla guancia della sposa.